Il design contemporaneo raramente soffre di mancanza di forme. Il problema, oggi, è piuttosto il loro eccesso. Immagini, collezioni, lanci e oggetti si susseguono a una velocità superiore alla nostra capacità di attribuire loro un significato. In questo flusso accelerato, acquistano valore i luoghi capaci non soltanto di mostrare gli oggetti, ma di interpretarli.
È qui che la selezione assume un ruolo centrale.
Non come filtro estetico o strumento commerciale, ma come presa di posizione consapevole nei confronti della cultura del progetto. In questo senso Maybel – piattaforma polacca dedicata al design da collezione e all’arte applicata – funziona più come una pratica curatoriale che come un semplice marketplace.
La piattaforma riunisce artigianato contemporaneo, design d’autore e oggetti vintage unici provenienti dalla Polonia e dall’estero. Ciò che definisce realmente la sua identità, però, non è la quantità degli oggetti raccolti, ma il criterio con cui vengono scelti. Ogni pezzo entra nella collezione non perché segue una tendenza o appartiene a un’estetica precisa, ma perché esprime un particolare modo di lavorare con la materia, la forma e il tempo.

L’artigianato come forma di conoscenza
Al centro di questa visione si trova l’artigianato inteso non come nostalgia del passato, ma come sapere operativo. Una conoscenza che emerge nella precisione del gesto, nella disciplina del processo e nella relazione diretta tra mano e materiale.
Particolare attenzione viene dedicata a pratiche oggi sempre più rare, come l’intarsio in paglia, l’intreccio o le tecniche tradizionali di lavorazione del legno e del vetro. In questi casi la forma non viene imposta arbitrariamente: nasce direttamente dalle proprietà della materia – dalla sua elasticità, fragilità, densità o resistenza.
È il materiale a determinare la logica del progetto.
Per questo motivo l’oggetto finale conserva le tracce del processo: tensioni, imperfezioni, decisioni manuali. L’oggetto non nasconde il proprio modo di essere stato realizzato, ma lo rende parte integrante della propria identità.


Tra sperimentazione e memoria
Accanto alle opere legate alle tecniche tradizionali, Maybel presenta anche progetti contemporanei che esplorano nuove relazioni tra tecnologia e materia. Feltro, vetro, pergamena di struzzo o stampa 3D non vengono utilizzati come dimostrazione tecnologica, ma come strumenti di ricerca formale.
In molti di questi lavori la funzione smette di essere il punto di partenza. L’oggetto esiste in una zona intermedia tra design, scultura e pezzo da collezione. È proprio in questa ambiguità che emerge una delle direzioni più interessanti del design contemporaneo: l’abbandono delle categorie rigide a favore di un’esperienza più aperta della forma.


Parallelamente, una parte importante del lavoro di Maybel consiste nel recuperare la memoria del design polacco. Per decenni molti designer e artigiani polacchi hanno lavorato in condizioni di forte limitazione tecnologica, materiale e politica, spesso senza accesso ai circuiti internazionali. Eppure da quel contesto sono nati progetti di straordinaria qualità formale e grande consapevolezza materica.
Oggi questi oggetti ritornano non come semplici testimonianze d’archivio, ma come riferimenti attivi per il design contemporaneo.


Fenomeni e nuovi riferimenti
Da questa esigenza nasce anche la categoria “Fenomeni”: una selezione di opere considerate fondamentali nella costruzione di una cultura del progetto. Non icone nel senso commerciale del termine, ma lavori che hanno realmente modificato il modo di pensare la forma.
Tra questi compare la serie in vetro “Nowa Era” di Zbigniew Horbowy, figura centrale nella storia del vetro polacco del Novecento. La presenza di queste opere non ha una funzione nostalgica o decorativa: rappresenta piuttosto un tentativo di ristabilire continuità tra memoria storica e ricerca contemporanea.

La selezione come forma di resistenza
Pur operando a livello internazionale, Maybel mantiene un forte legame con il contesto culturale polacco, dove il lavoro artigianale è stato per secoli uno strumento quotidiano di organizzazione della realtà, e non un semplice elemento ornamentale.
Questa logica – fatta di essenzialità, attenzione alla materia e rispetto per il processo – appare oggi sorprendentemente attuale.
Per questo Maybel non si limita a essere una piattaforma di vendita o una galleria online. Diventa piuttosto un modo di pensare il design: uno spazio in cui la selezione non è neutrale, ma rappresenta una scelta culturale precisa.
In un’epoca dominata dall’eccesso visivo, selezionare significa anche resistere.




Dietro la piattaforma Maybel ci sono Krzysztof Ryński, Małgorzata Hofman e Bartosz Dubiak – figure legate all’architettura, al design, alla cultura visiva e alla progettazione d’interni. La loro idea comune era creare uno spazio capace di considerare il design non come un prodotto stagionale, ma come una relazione consapevole tra individuo, oggetto e spazio. Maybel nasce dal desiderio di costruire una cultura dell’oggetto più autentica, fondata sull’artigianato, sulla qualità, sull’emozione e su una selezione responsabile.


