Si è spento il 1° agosto 2023 dopo una lunga malattia che gli ha impedito di partecipare per la prima volta allo scorso Salone del Mobile. Con la sua scomparsa, i media ci ricordano del suo segno distintivo di design senza tempo e le collaborazioni con i principali marchi del design italiano, grazie ai quali ha lasciato un segno indelebile. Una traccia di qualità che ha rappresentato la seconda generazione della scuola di design milanese. Una traccia che riconosceremo dal minimalismo raffinato, razionale e non iper decorativo.
Rodolfo Dordoni una volta ha detto una frase molto importante in un’intervista per Living CORRIERE: “Amo le persone, non amo le cose, non sono legato a cose materiali. Sembra strano detto da un designer “.
Cosa ci ha lasciato come persone, destinatari e fruitori, oltre agli oggetti? Con soddisfazione, nelle interviste a Rodolfo Dordoni, ho trovato suggerimenti non solo per i rappresentanti dell’architettura e del design, ma anche la possibilità di applicarle in altre professioni creative.

MOROSO_Waiting, divano
Viviamo in uno spazio che è un sistema
Dordoni non amava progettare oggetti ad hoc come singoli. Era un sostenitore di una filosofia dell sistema, in cui gli oggetti all’interno lavorano insieme come una collezione, creando un paesaggio domestico, una composizione pragmatica di spazi plastici che rispondono alle esigenze della vita quotidiana.
In un’intervista del 2019 con Domus, ha dichiarato: “Cerco di immaginare dove questi oggetti saranno utilizzati per rafforzarli e supportarli con altri. Non li ho mai intesi in funzione di se stessi. Sono per carattere pragmatico. Il mio principale obiettivo è che il prodotto funzioni già da domani, non da dopodomani, e che duri nel tempo.”

Cassina _ ACUTE, Letto
Progettare è una professione
Rodolfo Dordoni era pragmatico nel suo lavoro e sempre descritto come razionale. Sottolineò che la sua razionalità sa nutrirsi dalla passione, ma allo stesso tempo disse che progettare è una professione e ha le sue conseguenze. Innanzitutto non ha sopravvalutato la parola chiave “ispirazione”, descrivendola come più adeguata al mondo artistico. In un’intervista a Domus, ha parlato del modo di lavorare che gli si addice e garantisce di creare prodotti che servono. Ha preferito lavorare con meno aziende, ma in modo coerente e continuativo, che gli ha permesso di creare prodotti coerenti con il marchio, il suo carattere e le altre collezioni.
Questo approccio si è tradotto anche nella sua natura poliedrica. Una solida formazione e il diploma conseguito nel 1979 al Politecnico di Milano fanno sì che Dordoni passi con disinvoltura tra progettazione di spazi, oggetti e allestimenti fieristici. Insieme ad Alessandro Acerbi e Luca Zaniboni come studio Dordoni Architetti, ha progettato interni privati e commerciali, hotel, ristoranti, yacht, showroom in Italia e all’estero.

Ernestomeda _ Barrique, cucina
Vai oltre la tua prospettiva
Rodolfo Dorodni diceva che il senso dello spazio e delle proporzioni rendeva facile progettare per aziende o privati dal punto di vista professionale. Ha visto maggiori difficoltà nel fattore psicologico del lavoro con i privati. In un’intervista a Domus, ha affermato con sobrietà: “Lavorare per un vasto pubblico richiede strategia, lavorare per il privato è più complesso, serve un’opera di convincimento, a volte quasi un’assistenza psicologica.”.
Il designer, grazie alla sua formazione e agli strumenti che utilizza, ha la capacità di creare in base al suo gusto e alle sue convinzioni. Tuttavia, quando si lavora con aziende che producono mobili in serie, non può essere autoreferenziale, bensi comprensibile per il grande pubblico.
Gusto e competenza sono un filtro grazie al quale gli articoli rispondono meglio alle aspettative dell’utilizzatore.