Nel dicembre 2025 l’arte tradizionale dell’intreccio in Polonia è stata ufficialmente inserita nella Lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO. La decisione, annunciata durante la 20ª sessione del Comitato intergovernativo UNESCO a Nuova Delhi, ha riconosciuto una delle più antiche pratiche artigianali dell’Europa Centrale come un patrimonio vivo, ancora profondamente radicato nella cultura materiale e nella memoria collettiva del territorio.
Per il pubblico italiano questo riconoscimento risuona in modo particolare. Anche in Italia, infatti, l’arte dell’intreccio occupa da secoli un ruolo fondamentale nella cultura artigianale e nel design vernacolare. Dalla Sardegna alla Toscana, dal Friuli alla Sicilia, la lavorazione di giunco, paglia, vimini e canna ha plasmato oggetti quotidiani, arredi e tradizioni locali. Nel Novecento italiano, inoltre, il design ha spesso dialogato con materiali intrecciati e naturali, basti pensare al rattan, al midollino o all’intreccio come cifra estetica ricorrente nel modernismo italiano e nel linguaggio dell’abitare mediterraneo. Oggi, in un momento in cui il design internazionale torna a valorizzare manualità, sostenibilità e qualità materica, l’intreccio appare nuovamente come un linguaggio contemporaneo.

È proprio da questa prospettiva che nasce Craft Days, il nuovo progetto espositivo della Fondazione Visteria a Varsavia. La mostra, ospitata nella storica Villa Gawrońskich, affronta l’arte dell’intreccio non come semplice testimonianza etnografica, ma come linguaggio vivo capace di attraversare arte, artigianato e design contemporaneo. L’esposizione riunisce maestri storici e giovani autori emergenti provenienti dall’Europa Centrale e Orientale, costruendo un dialogo tra tradizione e sperimentazione.
Anche il luogo della mostra possiede un forte legame con la storia italiana. La Villa Gawrońskich, situata in Aleje Ujazdowskie 23, fu completata nel 1924 su progetto dell’architetto Marcin Weinfeld, autore anche del celebre grattacielo Prudential di Varsavia. Due anni dopo venne acquistata da Alfred Frassati, fondatore del quotidiano torinese La Stampa, per la figlia Luciana Frassati e il marito Jan Gawroński, diplomatico polacco. Perseguitato dal regime fascista, Frassati investì parte del proprio patrimonio in Polonia, creando così un legame simbolico tra la cultura italiana e la capitale polacca. Oggi la villa, dopo una storia complessa attraversata dalla guerra e dalle trasformazioni politiche del Novecento, si prepara a diventare un nuovo centro privato dedicato all’arte e al design contemporaneo.
All’interno di questo contesto storico prende forma una mostra che sfuma continuamente il confine tra arte e design. Opere storiche del celebre artista polacco Władysław Wołkowski dialogano con interventi contemporanei, installazioni tessili e sperimentazioni materiche. Tra i lavori esposti figurano opere rare di Sheila Hicks e Magdalena Abakanowicz, accanto a nuove produzioni create appositamente per il progetto, come Warkocze di Ala Savashevich.
La scenografia, progettata da Anna Szczęsny e Bartosz Brylewski, trasforma la villa in un ambiente immersivo dove strutture intrecciate e installazioni in vimini diventano parte integrante dell’architettura stessa. In questo modo il gesto dell’intreccio emerge non solo come tecnica artigianale, ma come riflessione sul tempo, sulla materia e sulla relazione tra memoria e contemporaneità.


Sheila Hicks – Lianens en Harmonie
La presenza di Sheila Hicks all’interno di Craft Days introduce una prospettiva internazionale fondamentale per la narrazione della mostra. Pioniera della fiber art contemporanea, Hicks lavora da decenni sul confine tra arte, tessile e installazione. Lianens en Harmonie, realizzata in lino, cotone e filo dorato, sintetizza perfettamente la sua poetica: il tessuto non come semplice supporto decorativo, ma come linguaggio universale capace di attraversare culture, memorie e tradizioni artigianali. Le sue opere, sospese tra scultura e tessitura, instaurano un dialogo naturale con la tradizione dell’intreccio dell’Europa Centrale.
Craft Days riflette inoltre un fenomeno sempre più evidente nel panorama internazionale: il crescente interesse verso il patrimonio materiale dell’Europa Centrale e Orientale come nuova fonte di ispirazione per il design contemporaneo e il lusso culturale. In un’epoca dominata dall’estetica del “quiet luxury”, il valore dell’artigianato non risiede più soltanto nell’ornamento, ma nella qualità del gesto, nella durata degli oggetti e nella profondità culturale dei materiali.
La mostra riunisce artisti, designer e studi provenienti da differenti generazioni e discipline, tra cui Agnieszka Bar, Karolina Ciecholewska, Martyna Golik, Paweł Grunert, Frances van Hasselt, Pleto Studio, REMIOSŁO e RUDA Studio, costruendo una narrazione che attraversa scultura, tessile, design da collezione e artigianato sperimentale.
Accanto alla mostra si svolge anche un articolato programma di incontri, workshop e conferenze organizzati insieme all’associazione Serfenta, una delle principali realtà polacche dedicate alla reinterpretazione contemporanea dell’arte dell’intreccio e tra le poche istituzioni polacche accreditate dall’UNESCO nell’ambito del patrimonio culturale immateriale.
A Varsavia, dunque, l’intreccio torna oggi a essere qualcosa di più di una semplice tecnica artigianale: diventa un linguaggio culturale contemporaneo, capace di unire design, memoria, architettura e sensibilità materica — aprendo, ancora una volta, un dialogo silenzioso ma profondo tra Polonia e Italia.

Roots of Home – RUDA Studio
La collezione di illuminazione Roots of Home di RUDA Studio nasce come riflessione sul concetto di casa in tempi di instabilità, guerra e spostamento. La lampada combina metallo, legno, tela intrecciata a mano e intarsio di paglia, trasformando materiali tradizionalmente associati all’artigianato rurale in un oggetto dal linguaggio contemporaneo e quasi scultoreo. La superficie conserva volutamente le tracce del lavoro manuale: la paglia di segale, tagliata e sovrapposta a mano, crea una texture organica che reagisce alla luce in modo estremamente sensibile. L’opera riflette sul rapporto tra memoria, materia e identità domestica.

Angelika Tamkun – Interweavings
Con Interweavings, Angelika Tamkun esplora le possibilità espressive della carta fatta a mano intrecciata. L’opera trasforma un materiale fragile e apparentemente effimero in una struttura complessa e tattile, riflettendo sulla relazione tra intreccio, memoria e costruzione narrativa. La carta, intrecciata e stratificata, perde la propria bidimensionalità per acquisire una presenza quasi tessile e architettonica.
Gifts, Strike While the Iron is Hot II – serie di vasi
Questa serie di vasi realizzati con la tecnica dell’intarsio di paglia affronta il tema del lavoro femminile e della rappresentazione della forza. Le figure raffigurate svolgono mestieri tradizionalmente associati agli uomini — come la metallurgia o la lavorazione del ferro — mettendo in discussione i ruoli storicamente attribuiti al genere femminile nelle società industriali e sovietiche. L’utilizzo della delicata tecnica dell’intarsio crea un contrasto potente tra fragilità materiale e durezza simbolica del lavoro rappresentato.

The Hearth Guardian – RUDA Studio
The Hearth Guardian di RUDA Studio interpreta il focolare domestico come luogo archetipico di protezione, continuità e memoria collettiva. Il grande arazzo combina paglia tinta, argilla, juta, lino e fibre naturali attraverso tecniche di tessitura, cucitura e modellazione manuale. L’opera conserva volutamente la fisicità del processo produttivo: superfici irregolari, stratificazioni e tracce del gesto manuale diventano parte integrante della composizione. La forma centrale richiama simultaneamente una maschera rituale, una presenza protettiva e un simbolo ancestrale della casa.
Magdalena Wierzbicka – Woven Spaces
In Woven Spaces, Magdalena Wierzbicka riflette sulle origini stesse della tessitura e sulla costruzione dello spazio attraverso il filo e il gesto manuale. Il progetto nasce da un tessuto di cotone intrecciato a mano, successivamente immerso nella porcellana liquida e cotto ad alte temperature. Durante la cottura il tessuto scompare, lasciando sulla superficie ceramica soltanto la traccia della propria struttura. Il risultato è un’opera sospesa tra tessile e scultura, presenza e assenza, memoria materiale e trasformazione.
Karolina Ciecholewska – Sconce III
L’opera in porcellana Sconce III affronta il rapporto tra potere politico e fragilità individuale. Ispirata agli elementi decorativi dei grandi interni istituzionali e ai lampadari monumentali, la scultura utilizza la porcellana — materiale delicato e vulnerabile — per riflettere sulla natura instabile del prestigio e dell’autorità. Il processo ripetitivo della colata manuale assume qui quasi una dimensione meditativa, trasformando l’oggetto decorativo in una riflessione sulla tensione tra forza simbolica e vulnerabilità nascosta.
Monika Kędziora / ACEPHALA – UNWEARABLE
La serie UNWEARABLE di Monika Kędziora per ACEPHALA consiste in abiti tessuti impossibili da indossare, realizzati su telai tradizionali in una piccola manifattura di Varsavia. Le opere imitano capi d’abbigliamento reali, ma esistono esclusivamente come oggetti artistici e tessili. Ogni pezzo combina diverse tecniche di tessitura e materiali, oscillando tra pittura, scultura e moda. Il progetto si configura come una critica poetica alla produzione di massa e alla velocità del sistema fashion contemporaneo, riaffermando il valore del tempo, del gesto e dell’unicità.

Monika Szyca-Thomas – Braid Armchair
Presentata originariamente durante la Milan Design Week 2025 nella mostra COMUNE, la Braid Armchair di Monika Szyca-Thomas traduce la tradizione dell’intreccio in una forma radicalmente contemporanea. La struttura in acciaio inox è completata da un intreccio realizzato in alluminio piegato a mano, materiale che assume sorprendentemente una qualità morbida e quasi tessile. Il progetto nasce dall’eredità familiare dell’artista, legata alla lavorazione del metallo fin dal 1927, e dimostra come tecniche artigianali tradizionali possano essere reinterpretate attraverso materiali industriali e linguaggi del collectible design contemporaneo.

