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Dimora Moncher. Una villa anni Trenta in Versilia ritrova la propria identità

Dimora Moncher. Una villa anni Trenta in Versilia ritrova la propria identità

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A Montignoso, tra la costa della Versilia e le Alpi Apuane, una villa degli anni Trenta torna a vivere attraverso un progetto che sceglie di lavorare sulla memoria dell’edificio anziché cancellarla. Dimora Moncher costruisce il proprio linguaggio attraverso materiali naturali, arredi contemporanei, pezzi dal carattere rétro e un rapporto costante con il paesaggio.

Ci sono ristrutturazioni che trasformano un edificio fino a renderne difficile riconoscere il passato. E ce ne sono altre che partono proprio da ciò che esiste, cercando un equilibrio tra conservazione e nuovi modi di abitare gli spazi. Dimora Moncher appartiene alla seconda categoria.

A Montignoso, in provincia di Massa-Carrara, il progetto recupera una villa degli anni Trenta senza trasformarla in una ricostruzione nostalgica del passato. L’architettura originaria rimane la matrice dell’intervento, mentre il progetto degli interni introduce un linguaggio più contemporaneo fatto di contrasti, materiali naturali, colore e oggetti capaci di costruire un’identità volutamente non uniforme.

Dimora Moncher a Montignoso. La villa degli anni Trenta è stata recuperata mantenendo leggibile l’impianto architettonico originario. Photo © Diego Laurino

Recuperare senza cancellare

All’esterno, la composizione della villa conserva una forte chiarezza formale. La facciata chiara, il ritmo regolare delle aperture, il piccolo balcone centrale e la copertura fortemente aggettante restituiscono l’immagine di un’architettura domestica misurata, quasi severa nella sua simmetria.

L’intervento evita di sovraccaricarla. Anche la scritta Dimora Moncher, collocata direttamente sulla facciata, diventa un elemento grafico inserito nell’architettura piuttosto che una tradizionale insegna alberghiera.

Il rapporto con il verde completa il progetto. Il giardino, il ruscello che attraversa la proprietà e i banani storici non sono stati trattati come semplice cornice paesaggistica, ma come parte dell’identità della casa.

È proprio questo rapporto tra edificio e contesto a definire buona parte dell’atmosfera del luogo: la luce naturale entra negli ambienti, cambia durante la giornata e modifica la percezione di materiali e colori.

Cinque camere, nessuna standardizzazione

La stessa logica prosegue all’interno. Dimora Moncher ospita soltanto cinque camere e la scelta di una scala così contenuta ha permesso di evitare uno dei meccanismi più ricorrenti nell’interior design alberghiero: la ripetizione. Le camere non cercano infatti di replicare un unico modello estetico.

Nell’ambiente fotografato, il legno e la fibra intrecciata della grande testiera definiscono quasi interamente la composizione. Il disegno è geometrico e contemporaneo, ma il materiale introduce una componente tattile e naturale. Le lampade sospese, sottili e asimmetriche, alleggeriscono la struttura più importante del letto.

La palette rimane volutamente neutra: bianco, tonalità naturali del legno e pochi accenti decorativi. Il risultato non cerca l’effetto scenografico immediato, ma una forma di equilibrio domestico.

Interessante anche il rapporto con il bagno, separato attraverso una superficie vetrata rigata. La trasparenza viene filtrata e diventa parte del disegno dello spazio, mantenendo continuità visiva senza rinunciare all’intimità.

Podobną zasadę zastosowano we wnętrzach. Dimora Moncher ma zaledwie pięć pokoi. Kameralna skala pozwoliła uniknąć jednego z najbardziej charakterystycznych mechanizmów hotelowego interior designu – powtarzalności. Poszczególne pokoje nie są kopiami jednego projektu.

W prezentowanej sypialni kompozycję buduje przede wszystkim drewno oraz plecionka zastosowana w rozbudowanym zagłówku. Forma pozostaje geometryczna i współczesna, natomiast naturalny materiał nadaje jej miękkości i wyraźnie dotykowego charakteru.

Smukłe, asymetrycznie poprowadzone lampy wiszące przełamują masywną konstrukcję łóżka.

Paleta kolorystyczna pozostaje spokojna: biel, naturalne odcienie drewna i nieliczne dekoracyjne akcenty. Wnętrze nie zostało zaprojektowane dla szybkiego efektu wizualnego. Ważniejsza jest atmosfera prywatnego domu.

Ciekawie rozwiązano również relację z łazienką. Oddziela ją ryflowane szkło, które filtruje widok, pozwalając jednocześnie zachować wizualną ciągłość przestrzeni.

Preesistenze, arredi vintage, colore e oggetti contemporanei convivono senza cercare un’uniformità stilistica. Photo © Diego Laurino

Il progetto nasce anche dalle dissonanze

È però negli spazi comuni che il carattere di Dimora Moncher emerge con maggiore libertà. Qui il progetto rinuncia deliberatamente all’idea di un interno perfettamente coordinato. Una parete in pietra a vista incontra superfici bianche e un camino dal disegno classico. Una poltrona antica rivestita in velluto verde convive con elementi in rattan, ceramiche decorative, libri, pattern tropicali e opere contemporanee.

Anche il pavimento diventa protagonista: una composizione di piastrelle in tonalità differenti – verde, terracotta, beige, nero – introduce una geometria irregolare che dialoga con la matericità della pietra. È un interno costruito più per stratificazione che per appartenenza a uno stile preciso.

Ed è probabilmente questo l’aspetto più interessante del progetto: nuovo e preesistente non vengono separati in maniera didascalica. La casa conserva tracce della propria storia, ma accetta elementi contemporanei, ironici e talvolta volutamente eccentrici. Il risultato evita sia la neutralità dell’hospitality internazionale sia la ricostruzione artificiale di una presunta “casa toscana”.

Una casa prima di essere una struttura ricettiva

Il nome stesso suggerisce questa impostazione. Moncher deriva dal francese Mon Cher, “mio caro”, e traduce l’idea di un’accoglienza personale, quasi domestica.

Dimora Moncher fa parte dello stesso progetto di ospitalità di Tenuta Zamparina, anch’essa a Montignoso e recentemente selezionata dalla Guida MICHELIN Hotel. Le due strutture mantengono identità differenti, condividendo però un approccio basato sulla dimensione raccolta, sulla cura degli spazi e sul rapporto con il territorio.

Nel caso di Dimora Moncher, il design diventa soprattutto uno strumento per dare continuità alla storia della villa. Non cerca di trasformare un edificio degli anni Trenta in qualcosa che non è mai stato. Lavora piuttosto sulle sue proporzioni, sui materiali, sulle imperfezioni e sulle possibilità offerte dalla preesistenza.

Ne deriva un progetto in cui il lusso non coincide con l’ostentazione o con l’uniformità degli ambienti, ma con qualcosa di più difficile da progettare: la sensazione che ogni elemento abbia trovato il proprio posto senza cancellare ciò che c’era prima.

Materiali naturali e geometrie essenziali definiscono una delle cinque camere. Photo © Diego Laurino


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